Con il nome DOLOMITI si indica la regione montuosa compresa fra la Val d'Isarco e la valle del Piave.
Le DOLOMITI sono solitamente suddivise in occidentali e orientali e il confine è dato dall'asse Val Badìa - Valle del Cordévole. Più precisamente: Val Pusterìa a nord e nord est, Comèlico e fiume Piave a est e sud est, torrente Cordévole e Val Badìa a ovest, ripartite in vari gruppi autonomi.
L'itinerario denominato Alta Via delle Dolomiti n. 1 percorre da nord a sud le Dolomiti Orientali e resta sempre nel territorio della Provincia di Belluno (tranne nella prima tappa, dal Lago di Bràies alla Forcella sóra Forno, che è in Provincia di Bolzano).
La dolomia è una roccia di origine marina formata da sedimenti di organismi invertebrati composti da alghe, molluschi e coralli. La particolare architettura delle Dolomiti è determinata proprio dalla stessa composizione della dolomia: sale doppio di calcio e magnesio. Essa prende il nome dal geologo francese Déodat de Gratet Marquis de Dolomieu (1750-1801) che la trovò nel 1789 (secondo altre fonti era il 1791) durante un viaggio nel Sudtirolo-Valle dell'Adige. La roccia fu studiata da Thèodore de Saussure, figlio del celebre scienziato ginevrino Horace Bénédict de Saussure (1740-1799), colui che promosse la prima salita del Monte Bianco. In onore dello scienziato, Dolomieu propose il nome di Saussurite che fu rifiutato. In seguito fu chiamato dolomite appunto per ricordare Dolomieu.

 
 
La dolomia ladinica (236 - 231 milioni di anni fa) forma le grandi strutture di buona parte delle Dolomiti Occidentali. La dolomia principale (223 - 215 milioni di anni fa) forma le grandi strutture di buona parte delle Dolomiti Orientali.
I fondovalle delle Dolomiti sono quasi sempre estesi e intensamente coperti di verde; i valichi sono ampi e le muraglie selvagge si innalzano nelle vicinanze, direttamente dai prati fioriti. Gli orizzonti rocciosi sono seghettati da mille contorte architetture: è tutto un susseguirsi di torri, di guglie, di campanili, di creste e di cime...
 
 
L'enrosadìra - la colorazione rossa e calda dei tramonti - dona all'ambiente dolomitico una caratteristica unica e inconfondibile, carica di mistero. In questa magica atmosfera non potevano che nascere fiabe e leggende, fra cui alcune celebri come quelle del "regno di Fànes". L'orografia mette in risalto un complesso piutosto intricato di valli e dorsali. I più grandi solchi della regione dolomitica sono dati dai maggiori corsi d'acqua: l'Adige, l'Isarco, la Rienza e il Piave.
In rapporto all'accesso più o meno agevole dalle valli o dai monti, si riconoscono variazioni nelle etnie, nelle vicende storiche e nella cultura popolare.
Le Dolomiti Venete comprendono la Val Pettorìna, la Valle d'Ampezzo, la Valle di Zoldo, la Valle del Cordévole (Agordìno) i cui corsi d'acqua confluiscono tutti nella arteria principale, quella del Piave (Sappàda, Val Comèlico, Cadore, Longaronese, Val Bellùna).
L'originalità del ceppo Ladino ha permesso lo sviluppo di un ambiente umano che fa apprezzare le virtù dei luoghi e la tradizione dell'uso dei beni comuni (le Regole).
Le Dolomiti Venete dipesero dalla Serenissima Repubblica di Venezia fino all'arrivo di Napoleone e prima furono soggette a feudi bellunesi o trevigiani o sotto i Patriarchi di Aquileia.
Tutte le vallate sono percorse da ottime strade che superano valichi ben noti: il Passo Tre Croci, che unisce l'Ampezzano al Cadore; il Passo Falzàrego, che unisce l'Ampezzano all'Agordìno; Il Passo Cibiàna che collega il Cadore alla Val di Zoldo; il Passo Giàu che segna il passaggio dall'Ampezzano al Cadore e all'Agordìno; il Passo (o Forcella) Staulanza che mette in comunicazione la Val di Zoldo con il Cadore e l'Agordìno.
I boschi di conifere rappresentano da sempre una grossa risorsa per la regione dolomitica. Oggi le aree boschive sono in aumento. Ciò è dovuto all'abbandono dei pascoli e delle attività agricole, conseguenti alla forte emigrazione verificatasi verso i poli industriali e al trasferimento della forza lavoro nelle attività artigianali e turistiche, di gran lunga più redditizie. Grandi boscaglie (per restare nella zona interessata dal nostro itinerario denominato Alta Via delle Dolomiti n. 1) esistono ancora oggi, soprattutto nella Valle di Ampezzo e nella Valle Imperìna. Quest'ultima foresta, da sola, copre oltre 240 ettari. Da questi boschi partì nel 1884 verso l'Esposizione Universale di Torino un tronco dell'età di 210 anni, lungo 40 metri e con 62 cm di diametro.
L'attività estrattiva, che rappresentò nel passato prossimo, specie per l'Agordìno, una valida alternativa, oggi è totalmente sparita.
La regione attraversata dall'itinerario è ricca di testimonianze culturali e di opere d'arte, riscontrabili in ogni paese.