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Informazioni generali sulla vegetazione, flora e fauna dei diversi ambiti interessati dal percorso

L'itinerario dell'Alta Via delle Dolomiti n. 1, così come concepito e descritto da Piero Rossi, consente, grazie anche alle numerose varianti, non solo di godere superbi panorami su cime e gruppi dolomitici leggendari, ma anche di apprezzare suggestivi lembi di natura, selvaggia o modellata dalle storiche attività dell'uomo. Il paesaggio dolomitico non susciterebbe il fascino per il quale è universalmente famoso se il verde dei boschi e dei pascoli, o le stupende fioriture nelle miriadi di microambienti che lo caratterizzano, non formassero un tutt'uno con le vicende geologiche e le forme del rilievo generate dall'esarazione glaciale. Non è certo un caso che l'Alta Via n. 1 attraversi ben tre aree protette, un Parco Nazionale (quello delle Dolomiti Bellunesi) e due Naturali Regionali (quello di Sennés-Fànes-Bràies, gestito dalla Provincia di Bolzano e quello delle Dolomiti d'Ampezzo, gioiello custodito dalle Regole Ampezzane).
A questi ambienti, già adeguatamene protetti, si devono sicuramente aggiungere, per sottolineare la straordinaria valenza ambientale, altri ambiti che sono talvolta dei parchi mancati (è il caso, ad esempio, della Riserva del Pelmo) e che comunque, in massima parte, rientrano tra le zone già identificate quali SIC, cioè Siti di Interesse Comunitario, per i quali si dovranno sicuramente rispettare alcune regole elementari per consentire l'adeguata protezione dei valori naturalistici che rappresentano, in sintesi, la principale attrazione e il vero "capitale" da tutelare.

 
 

L'itinerario si snoda attraverso i più suggestivi paesaggi, sempre ad alta quota, con rare puntate sotto il limite del bosco per favorire i pernottamenti (ciò dipende spesso, ovviamente, dalle varianti scelte).
La fauna, che certo non ha i nostri stessi ritmi e per la cui osservazione si dovrebbero seguire orari e precauzioni particolari, è quella tipica di tali ambienti. Appare impossibile essere così sfortunati da non incrociare camosci e marmotte, o non osservare colonie di gracchi alpini.

 
 

Assai probabile è anche un contatto con le mimetiche e schive pernici bianche, mentre è certo meno frequente ma tutt'altro che improbabile (dipende da stagioni e condizioni meteorologiche) vedere volteggiare a lungo l'aquila reale o scorgere di sorpresa il fagiano di monte. Ma per coloro che avranno come meta non solo la cima o il raggiungimento di un rifugio in tempo utile, le possibilità sono svariate e raramente saranno delusi. Anche tra i detriti, sui ghiaioni più impervi o nelle nicchie rupestri, scoppia la vita con numerose specie di insetti, molluschi e altri invertebrati, spesso endemici e di rilevante valore biogeografico.
Non occorre invece fermarsi più di tanto, o scegliere orari speciali, per ammirare le bellezze floristiche, spesso anche rarità, soprattutto nelle aree protette. In ogni caso, anche quando le specie non sono particolarmente rare, la vegetazione delle Dolomiti potrà essere apprezzata in tutta la sua maestosità. I boschi subalpini sono rappresentati dalle peccete (abete rosso dominante) e dai larici-cembreti; questi ultimi, veramente splendidi specialmente in autunno, solo nella prima parte del percorso e nelle Dolomiti più interne.

       
 

Non v'è escursionista che non sappia riconoscere il pino mugo, detto anche barancio (la toponomastica vi fa spesso riferimento) e, in effetti, le mughete rappresentano probabilmente l'espressione più caratteristica del paesaggio dolomitico, sia all'interno che all'esterno e contribuiscono a consolidare le vastissime falde detritiche. Non mancano zone in cui nell'orizzonte subalpino, appena sopra il limite degli alberi (in media 2000-2200 m) si osservano altri arbusteti, tra i quali spiccano i rodoreti con stupende fioriture (il rododendro ferrugineo indica, anche su calcari e dolomie, suolo acido, mentre l'irsuto vegeta sui suoli primitivi marcatamente basici, spesso associato al bel rododendro nano dalle precoci fioriture). Su detriti più umidi o in colatoi solcati dalle slavine non mancherà l'ontano verde che ospita una lussureggiante florula di alte erbe che amano i suoli freschi e ricchi di azoto. Numerose le specie di salice che vivono in questi ambienti e che contribuiscono a ringiovanire continuamente il paesaggio. Non v'è escursionista tuttavia che, per quanto distratto, non possa restare incantato dalle prorompenti e spettacolari fioriture delle praterie alpine. Seslerieti (su calcare e suoli basici primitivi), curvuleti (su suoli acidi primitivi), nardeti (su zone intensamente pascolate e terreni decisamente acidi e magri), festuceti, poeti, cariceti... sono soltanto le tipologie più frequenti e, spesso, è la morfologia di dettaglio che seleziona le diverse specie contribuendo a costituire un mosaico che raramente ci si presenta identico. Da questa straordinaria varietà di combinazioni delle piccole comunità vegetali nasce sicuramente buona parte del fascino del paesaggio dolomitico, accresciuto anche dalle successioni stagionali.

 
 

Dalla fusione delle nevi, alle prime gelate tardo estive si alternano policromiche composizioni. Al bianco-violetto di crochi e soldanelle seguono in poche settimane i colori gialli e blu di ranuncoli e genziane, e via via fino al culmine dell'estate in cui le praterie sono ricoperte soprattutto da graminacee che affidano al vento, anziché agli insetti impollinatori, le prospettive di estendere e rinnovare la propria vita. La stupefacente biodiversità, che aumenta progressivamente verso la parte più esterna, a volte risparmiata dalle devastazioni delle glaciazioni quaternarie, può essere da tutti verificata ed è certamente uno degli aspetti che meglio caratterizzano gli itinerari dolomitici.

 
 

Parlare di Dolomiti significa anche, inevitabilmente, riferirsi agli ambienti più primitivi delle alte quote: pareti strapiombanti, sfasciumi di roccia, creste con esili substrati faticosamente colonizzati e sottoposti alle sferzate del vento, ghiaioni spesso ancora in movimento ed assai estesi, modesti accumuli di sabbie eoliche e avvallamenti in cui la neve ristagna a lungo. Ognuno di questi ambienti è popolato da comunità vegetali peculiari (ne sono state descritte circa un centinaio). Così, solo per esemplificare, non si potranno dimenticare le fioriture delle endemiche Campanula morettiana (simbolo del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi) e Primula tyirolensis sulle pareti, o quelle del papavero alpino sui detriti lungamente innevati o, ancora, sugli sfasciumi, in agosto, le vistose roselline della Potentilla nitida. Nelle vallette nivali (che le attuali tendenze climatiche stanno contribuendo a ridurre) i tappeti di salici nani (Salix herbacea, S. retusa, S. reticulata) ospitano poche specie a fiore, di piccola statura, ma non per questo meno interessanti, oltre a muschi e licheni.
Non si mancherà inoltre di osservare lo sviluppo di consorzi di erbe di elevata statura che vegetano in stazioni frequentate dagli animali al pascolo o laddove si accumulano sostanze organiche (romice, ortica, spinacio selvatico, senecio alpino sono frequentissimi), mentre sotto il limite potenziale del bosco e in stazioni meno disturbate questi consorzi sono dominati da Adenostyles, Cicerbita, imperatoria, ecc., che si osservano anche nelle radure dei lariceti o nelle alnete.
Un caso assolutamente particolare è quello delle cenge e dei ripari sottoroccia, con pochissime piante ben specializzate (es. Cynoglossum officinale o il minuscolo Hymenolobus) che traggono vantaggio dal deposito delle deiezioni dei camosci ivi svernanti (ad esempio nella zona di sóte Còrdes, sulle Tofàne).
Non mancano infine gli ambienti umidi, spesso rari perchè i suoli dolomitici sono molto drenati. Sorgenti, laghetti, piccole torbiere, pendii freschi soggetti a ruscellamento. Essi meritano attenzione e rispetto ovunque e spesso ospitano specie diventate ormai molto rare a causa delle bonifiche e anche dei dissesti derivanti da interventi discutibili. Carici (con numerosissime specie, circa 80 quelle segnalate nel territorio dolomitico e almeno una ventina osservabili lungo il percorso), eriofori (con i candidi batuffoli), pinguicole (piante carnivore) ed altre specie ben adattate a queste condizioni.

 

 

L'intera flora dolomitica, compresi i fondovalle, conta circa 2400 diverse specie vascolari. Molto più limitato, ma sempre assai consistente, è il numero di quelle che si possono osservare a quote elevate. Tra queste anche alcuni endemismi; oltre ai due già citati, si segnalano Sempervivum dolomiticum (osservabile nella prima parte dell'itinerario, nella zona di Fòsses, Dolomiti d'Ampezzo), Rhizobotrya alpina (soprattutto sulla Schiàra) e Draba dolomitica. Lungo il percorso segnaliamo infine solo alcuni elementi di particolare pregio. In Val Pusterìa, nella zona di Bràies: i boschi subalpini di conifere (abbondante anche il sempre raro gallo cedrone). Spettacolari sono gli ambienti carsici (estese zolle pioniere a Carex firma e Dryas octopetala) di tutti gli altopiani di Sénnes-Fànes-Fòsses, ricordando che presso il lago di Limo è stata recentemente descritta un'orchidea endemica del gruppo della nigritella nera, chiamata Gymnadenia dolomitensis.

 
 

Una delle stazioni floristicamente più ricche che si incontra lungo il percorso è quella di Forcella Col dei Bòs, specialmente in corrispondenza degli affioramenti degli strati argillosi di Raibl, dall'inconfondibile colore rosso-violaceo.
Molto ricca, anche di piccole sorgenti, è la zona delle Cinque Torri-Nuvolàu, mentre presso il Passo Giàu, dove affiorano substrati silicei, vi è una straordinaria varietà (anche qui saliceti, ambienti umidi e praterie pingui riccamente fiorite).
Il Pelmo, non a caso, rappresenta un ambito naturalistico di primario interesse e proprio per questo motivo era intenzione del ministero dell'ambiente istituirvi una riserva naturale. Ricordiamo solo la bellezza delle falde detritiche ricche di specie rare e i biotopi umidi che ne fanno corona alla base, fino a Palafavèra.
L'ultima parte del percorso, dal Passo Duràn a Belluno, è quella floristicamente più significativa e non a caso Piero Rossi così scriveva nella sua guida Alta Via delle Dolomiti n. 1 (Tamari Ed., 1974), pag. 67: "Buona parte di questo territorio sarà, in un prossimo futuro, costituita a Parco Nazionale, che vedrà le attrattive naturalistiche, faunistiche e floristiche adeguatamente arricchite e tutelate".

 
 

L'Ente gestore del Parco Nazionale è stato istituito nel 1993.
In questo tratto di percorso, in parte coincidente anche con la Trans-Parco, ci si limita a segnalare lo straordinario ambiente glacio-carsico dei Van de Zità (Van di Città), le presenze, uniche nelle Alpi Orientali, di Astragalus sempervirens e Trifolium noricum (zona di La Varetta e Pian de Fontana).
La Talvéna è uno dei santuari naturalistici delle Dolomiti e proprio per questo ricordiamo che, essendo stata istituita in Riserva Integrale, non è possibile uscire dal sentiero segnato; ma, nonostante questo, è possibile apprezzare appieno tutta la straordinaria ricchezza.